venerdì 19 dicembre 2025

L'APE E IL CICLISTA

L’eremo di Santa Caterina a Rio nell’Elba è un luogo immerso nel verde della macchia mediterranea

dal quale si può osservare il mare perdersi, in lontananza, verso un immutabile orizzonte. La piccola chiesa, eretta in nome della Santa, era meta di pellegrinaggio da parte dei pescatori che al ritorno dal loro lavoro venivano a ringraziare la Santa per averli salvati e protetti dai pericoli del mare. L’eremo, negli anni, conobbe uno stato di ingiustificato degrado e abbandono e solo recentemente (circa da 30 anni) ha ritrovato il suo antico splendore ritornando, dopo un pregevole restauro, a dispensare tutto il fascino di cui è foriero. Ai nostri giorni l’eremo è anche divenuto parte di un progetto ancora più ambizioso ossia quello dell’orto dei Semplici e della Banca della Terra. Questo progetto si prodiga nella protezione di specie botaniche endemiche dell’arcipelago dell’Elba e nella conservazione di piante autoctone dell’isola d’Elba. 
Questo progetto di salvaguardia della biodiversità locale non può e non deve comunque prescindere dalla presenza di insetti impollinatori ed ecco quindi che a questo scopo è stato introdotto un apiario che gestisce con amorevole passione e grande esperienza Roberto Ballini. Roberto nella sua carriera è stato un grande ciclista professionista che si è aggiudicato nell’arco della sua attività ciclistica anche importanti trofei. Al termine della sua attività agonistica l’incontro con le api. Da allora Roberto si dedicò anima e cuore a questa nuova, affascinante e coinvolgente professione: l’apicoltura. Durante lo svolgimento di questa sua nuova attività Ballini, entrando in grande empatia con le sue operaie alate, un giorno si accorse che emettendo un particolare suono, molto acuto, con la sua voce egli riusciva a calmarle facendole fermare improvvisamente. Questa sua peculiare e inaspettata scoperta da allora gli valse il soprannome di: “uomo che parla alle api”! La cosa comunque non passò inosservata al mondo della scienza e furono fatte delle ricerche da studiosi tedeschi, i quali arrivarono a determinare che suoni aventi una frequenza compresa fra i 260 e i 400 hertz riescono a calmare completamente le api, le quali in presenza di queste frequenze rallentano e/o bloccano la loro attività continuando comunque a comunicare mediante l’utilizzo delle proprie antenne. Nello specifico il suono emesso da Ballini ha una frequenza pari a 290 hertz. 

Io più romanticamente e con minor supporto di teorie scientifiche amo pensare che più che un discorso di frequenze sia un discorso di armonia, per questo voglio credere che il suono emesso da Roberto sia in una tonalità di sol diesis, la stessa tonalità del canto emesso dalla regina alla quale le sue ancelle si prostrano e si inchinano in una sorta di devota e religiosa sudditanza. Al di là della scienza e delle sensazioni la magia di questo rapporto empatico fra Ballini e le sue amate compagne alate è rappresentata dal fatto che Roberto parla per davvero alle sue api e ad ogni suo richiamo esse gli rispondono muovendo le antenne nel tentativo di comunicargli chissà che o chissà cosa. È un’esperienza veramente affascinante osservare, nella sacralità del silenzio dell’orto dei semplici, questo incantesimo che lega Roberto alle sue api, incantesimo che, ancora una volta, ci testimonia come la natura sia in grado di parlarci e di farsi ascoltare, basterebbe solo avere il tempo e la pazienza di volerla veramente ascoltare.

Al di là di tutto quello che saprà o potrà dimostrare la scienza in questo magico rapporto fra Roberto e le sue api riusciamo comunque ad assaporare tutta la semplicità, la naturalezza e la passionalità di una persona che con amore e profonda passione è riuscito a stabilire un punto di profondo contatto in questo infinito rapporto di vicendevole empatia che da anni accomuna l’uomo e l’ape!

 

 




 

giovedì 18 dicembre 2025

ARNIA WARRE MODIFICATA

Il modello di arnia secondo Warré e particolarmente la Warré modificata è, senza ombra di dubbio, l’alveare che meglio rispetta lo sviluppo della famiglia sia durante il suo periodo di crescita, sia durante la fase di formazione del glomere nei mesi freddi e invernali. Tale tipo di arnia consente, infatti, lo sviluppo verticale della colonia, così come avviene in natura, e quanto più la sua forma è prossima a quella di un tronco d’albero tanto più prossimi ai valori fisiologici naturali saranno lo sviluppo e la crescita della famiglia.

In effetti potremmo paradossalmente considerare l’ape come un insetto “cavernicolo” al quale, ai giorni nostri, diviene quasi impossibile riuscire a trovare tronchi d’albero cavi all’interno di cui poter nidificare. Capita, infatti, sempre più spesso, di questi tempi, che un vecchio albero morto venga abbattuto e rimosso impedendo in così che si possa compiere il normale ciclo biologico della natura e soprattutto negando la possibilità a un animale selvatico piuttosto che a una colonia di api di trovare un confortevole alloggio in un habitat del tutto naturale.

In Francia è ormai da diverso tempo che un numero sempre maggiore di apicoltori si dedica all’allevamento di api in arnie cilindriche costruite sul modello dell’arnia Warré, esse permettono al custode delle api di praticare un’apicoltura classica fornendo però alle proprie operaie un confortevole e ottimizzato habitat. Questo nuovo modello di arnia è stato adottato nella convinzione che nulla di meglio possa essere offerto a questi splendidi insetti se non che un’arnia a forma cilindrica, all’interno della quale oltre che a far sì che si possa ottenere uno sviluppo più fisiologico della colonia è possibile sviluppare, da parte delle api, un miglior controllo dell’omeostasi termica con un minor dispendio energetico.

Jean-François, un apicoltore francese, è riuscito a costruire un’arnia che non solo esternamente ha una forma assai prossima a quella di un tronco d’albero, ma il fatto che la rende unica è che al suo interno essa è perfettamente cilindrica.

. Grazie a questa sua caratteristica le api all’interno di questo alveare trovano un habitat che rispetta al meglio quello che loro ricercherebbero in natura, inoltre, il tetto e la plancia di volo sono state architettate in maniera tale da donarle un accattivante tocco estetico che fa di questo alveare un elemento superbo da sfoggiare nel proprio giardino. Quest’arnia ha un’altezza di 21 centimetri ed è composta da tre elementi (divisibili) o più, a seconda dello sviluppo della famiglia, ciascuno dei quali è intercambiabile.

 

 


 


 

mercoledì 17 dicembre 2025

INVERNIAMO LE API

 

La stagione è appena terminata e se il nostro lavoro è stato scrupoloso, grazie anche alle nostre cure efficaci e preventive, le api potranno godere delle condizioni ottimali per sopravvivere al lungo e rigido inverno raggiungendo in completa sicurezza i primi tepori primaverili.

Un’arnia solida in buone condizioni, un tetto impermeabile e ben ancorato al nido, una buona coibentazione all’interno del coprifavo e un panetto di candito sempre disponibile è ciò di cui necessitano le nostre preziose operaie per svernare in tranquilla serenità.

Con l’arrivo del mese di dicembre non dovremo più aprire i nostri alveari: non c’è, infatti, alcun motivo per doverlo fare, qualsiasi manipolazione dovrà esser rimandata a fine febbraio/inizio marzo quando le temperature più clementi lo consentiranno.

Accertiamoci di aver ristretto l’ingresso dell’alveare con l’apposita griglia metallica, lasciando spazio ad un corretto ricambio d’aria, per impedire a qualche roditore di introdursi all’interno del nido che, oltre al danno che potrebbe causare ai favi, provocherebbe attraverso le sue deiezioni la comparsa di un odore insopportabile per le api.


Assicuriamoci che non vi siano sterpaglie nei pressi degli alveari esse, infatti, potrebbero alterare un regolare ricambio d’aria all’interno del nido cosa questa che porterebbe ad un pericoloso aumento della concentrazione di CO2 e alla formazione di umidità mal sopportata dalle api e, al tempo stesso, responsabile di formazione di muffe e mal conservazione della cera dei favi.

Infine, assicuriamoci di aver ben isolato dal freddo i nostri alveari, da tempo, infatti, si discute se sia o meno importante coibentare gli alveari per proteggere le api. La credenza diffusa fra la maggior parte di noi apicoltori è che le api non muoiono mai di freddo, questo fa sì che si pensi che sia irrilevante proteggere le arnie con coibentazione, mentre ciò che è veramente importante è portare a svernare famiglie sane e popolose, con molte scorte, in grado di potersi permettere la maggior efficienza nella termoregolazione del nido. Le api, in effetti, non riscaldano la temperatura di tutta l'arnia ma la mantengono a livelli corretti solamente all'interno del glomere (25°/30°C al centro - 13°C alla periferia), il quale, pur avendo ottime capacità coibentanti, (si dice pari circa a quelle di un piumino d'oca), ha temperatura superiore rispetto a quella dell'aria presente nell'alveare per cui necessariamente disperderà calore nell'ambiente circostante. Questo fatto costituisce una falla nel sistema di termoregolazione delle api, si tratta perciò di stabilire se tale perdita di calore sia o meno rilevante dal punto di vista del buon funzionamento della famiglia e della sua produttività. Recenti studi hanno dimostrato come una buona coibentazione dell'arnia consenta di mantenere una temperatura maggiore nelle sue parti periferiche cosa, questa, in grado di determinare minori oscillazioni giornaliere della stessa temperatura, di mantenere un grado di umidità relativa molto prossimo a quello ottimale, di permettere un migliore sviluppo delle famiglie in primavera, di garantire un minor consumo di scorte alimentari e una minore mortalità delle api.

Durante questo primo freddo periodo invernale l’attività sulla plancia di volo è molto limitata, nelle giornate più tiepide, nelle ore centrali, potremmo osservare qualche timida bottinatrice che parte alla ricerca di un’empirica riserva di nettare, qualche altra che va a far provvista di una piccola scorta d’acqua e qualcun'altra ancora che effettua il suo volo di purificazione. Questo flebile andirivieni testimonia che tutto sta andando per il meglio all’interno del nido.

Anche se in apiario vi è poco o nulla da fare non perdiamo la buona abitudine di visitare con regolarità i nostri alveari per verificare che su di essi non siano caduti grossi rami, che un’arnia si sia scoperchiata a causa di forti raffiche di vento o che sia stata danneggiata dall’irriverente presenza di un dispettoso picchio. Un’attenta presenza in postazione ci consentirà di porre celermente riparo ad eventuali danni di questo genere.

Durante tale periodo del tempo ne rimane e potremmo dedicarlo ai lavori di magazzino riparando arnie e arniette, passandole poi alla fiamma per una buona disinfezione; prepariamo nuovi telai, armiamoli e applichiamo un foglio cereo così che essi siano già pronti al momento dell’occorrenza; laviamo e mettiamo a riposo gli indumenti da lavoro, fino alla prossima primavera non ci occorreranno; sterilizziamo leve e tutto ciò che è stato a contatto con le famiglie ospitate nei nostri alveari così che tutto il materiale operativo sia pronto al momento della ripartenza.

Altro tempo a disposizione ne avremo sicuramente dedichiamolo allora a seguire i corsi organizzati dalle nostre associazioni apistiche e alla lettura di qualche buon libro di apicoltura. A questo proposito, pro domo mia, vorrei ricordarvi “Un apicoltore in Vespa” che spero vi possa regalare qualche ora di piacevole lettura e che al tempo stesso potrebbe rivelarsi anche un simpatico regalo da portare in dono ad amici il prossimo Natale.

 

 



martedì 16 dicembre 2025

APICOLTURA IN INVERNO

 

In un avvolgente scorcio di una tiepida giornata di fine novembre, seduto sulla riva della spiaggetta di San Michele di Pagana, accogliente località del levante ligure, osservo le onde frangersi orgogliosamente sulla battigia per poi dissolversi, con fare furtivo, su un complice bagnasciuga. Assorto in questo dirompente turbinio di movimento d’acqua scorgo in lontananza un mercantile che con il suo lento incedere sembra quasi voler tratteggiare la sottile linea di confine di un orizzonte lontano dove l’azzurro del mare trafigge indisturbato il blu del cielo. Penso all’equipaggio che dopo giorni e giorni di impetuoso navigare finalmente riscopre la gioia di avvistare la terra mentre, dalla prua del cargo, già si riesce a riconoscere, là oltre l’ultimo promontorio, Genova con il suo così tanto atteso porto d’attracco che finalmente ha dato segno di sé. Mi sto già immaginando il nostromo che, dalla più alta postazione della nave, avvisa l’equipaggio al grido di: “terra, terra” quando improvvisamente questo mio dolce fantasticare viene interrotto dal ronzio di un’ape che con saggia disinvoltura, sfrecciandomi intorno, si va a posare proprio là, dove qualche schizzo d’acqua marina è riuscito ad inumidire il suolo, per poter suggere quella preziosa linfa ricca di sali minerali e così tanto utile al benessere dell’alveare. Ritorno, allora, giudiziosamente al presente ricordandomi che fra non molto sarà dicembre con un nuovo freddo e lungo inverno pronto a far capolino sui nostri alveari costringendo le laboriose apette a stringersi serrate in un tiepido glomere che consentirà loro di affrontare, in un dolce navigare, forti venti di tempesta e gelide nevicate per riuscire a traghettare la famiglia alla nuova primavera che, si spera, non tarderà ad arrivare.

Dicembre: un sospirato periodo di dolce far niente per le nostre colonie e di vigile riposo per noi apicoltori. Impieghiamo il molto tempo libero di cui possiamo godere in questo momento della stagione per seguire le riunioni organizzate dalle associazioni apistiche a cui siamo iscritti, partecipiamo a incontri con chi svolge la nostra professione saranno la giusta occasione per stringere nuove amicizie e per un salutare e sano confronto che altro non potrà fare se non che accrescere le nostre conoscenze. Non dimentichiamo nell’immancabile letterina di rito, da inviare a Babbo Natale, di richiedere in dono libri e riviste di apicoltura perché la nostra mente ha sempre fame di nuove notizie, novità che aiuteranno a coltivare il nostro sapere per cercare così di riuscire a sfatare quel vecchio e indecoroso detto secondo il quale la conoscenza non è mai abbastanza mentre l’ignoranza è sempre troppa!

Dedichiamoci a lavori di magazzino riparando vecchie arnie che potrebbero trovare nuovi inquilini nella stagione a venire, armiamo qualche telaino perché potrebbe esserci d’aiuto all’occorrenza quando sarà giunto il momento di formare nuovi nuclei, rimuoviamo dai telai da nido vecchi favi ormai inutilizzabili e sostituiamoli con fogli cerei, per chi amasse il bricolage questo è anche il momento migliore per dedicarsi alla costruzione di nuove arnie utilizzando legname di buona qualità.

Passiamo di tanto in tanto fra le casette della nostra postazione e osserviamole con attenzione perché, anche in assenza di attività, grazie a quell’indissolubile e consolidato pizzico di empatia fra noi e le nostre meravigliose operaie, saremo in grado di saper cogliere il profondo respiro dell’alveare. Non scordiamoci mai di coibentare (meglio farlo prima dell’arrivo del freddo) l’interno del coprifavo con lana di roccia, polietilene, cartone e/o tessuto non tessuto e soprattutto ricordiamoci di lasciare sempre a disposizione delle nostre compagne un panetto di ottimo candito, meglio se addizionato con polifenoli e/o vitamine, sapranno gustarlo in caso di necessità oppure esso diventerà un ottimo jolly sul finire di febbraio quando le prime tiepide giornate segneranno la ripresa delle attività.

Lasciamo tranquille le nostre api che, assopite nel dolce tepore di un tiepido glomere, si sono attrezzate per superare il lungo periodo invernale; non disturbiamole, non creiamo frastuoni molesti attorno ai loro nidi perché qualsiasi rumore che dovesse disturbare la loro quiete le indurrà ad un maggior consumo di cibo cosa, quest’ultima, sicuramente poco auspicabile.

Così, come un ammiraglio di lungo corso, osservo in religioso silenzio la flotta dei miei amati alveari navigare impetuosa attraverso una nuova, lunga e fredda stagione con nel cuore la speranza che, avendo seguito la giusta rotta, l’intero equipaggio, all’arrivo della prossima primavera, come un porto sicuro anch’esso riuscirà a dare segno di sé.

Auguro a tutti voi un felice Natale con l’auspicio che il nuovo anno sia all’insegna della pace e che si lasci alle spalle una guerra ingiusta che finora ha causato solo vittime disarmate e innocenti, vittime a cui questa guerra non appartiene e che sicuramente non l’avrebbero mai voluta!

Vi ricordo che sono ancora disponibili alcuni posti per la partecipazione al Corso Base di Apicoltura presso l'UNITRE di Meda,(13/20/27 febbraio - 6 marzo 2026) e presso la biblioteca comunale di Costa Masnaga (7/14/21/28 febbraio 2026).
Per prenotazione rivolgersi: 
UNITRE Meda (www.unitremeda.it) tel: 03622347472 - 3388804180. Indirizzo e-mail: segreteria@unitremeda.it
Biblioteca di Costa Masnaga: 031856731
indirizzo e-mail: biblioteca@comune.costamasnaga.lc.it
La pre iscrizione è consigliata in quanto i posti rimanenti sono limitati

 



domenica 14 dicembre 2025

APICOLTURA: PROGRAMMA FORMATIVO OBBLIGATORIO

 

Programma operativo per operatori ai sensi del DM 6 2003

L’obbligo formativo riguarda tutti gli apicoltori, tuttavia, le attività registrate in BDN come “familiari” sono escluse da questo adempimento.

L’obiettivo alla base dalla norma sarebbe quello di fornire agli apicoltori le conoscenze necessarie per la gestione e la registrazione degli allevamenti apistici in conformità con le nuove normative sanitarie europee. Questo aggiornamento normativo mirerebbe a migliorare la tracciabilità e la sicurezza sanitaria nel settore, prevenendo la diffusione di malattie tra alveari e assicurando un controllo più efficace sulle attività di allevamento.

Struttura del corso: durata e costi

Il percorso formativo prevede:

  • Un programma modulare, articolato in sessioni teoriche.
  • Una durata complessiva di 18 ore per gli operatori,
  • Un costo variabile, che può oscillare tra 170 € e 200 €, in base all’ente erogatore.
Attualmente è possibile seguire GRATUITAMENTE il corso iscrivendosi alla sezione formazione sul portale dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana raggiungibile al seguente link 
https://formazione.izslt.it/eventi/181








MARCHIO DEL MIELE LARIANO APCAL

Fare apicoltura non è solo allevare api, produrre miele, creare sciami e altro ancora, fare apicoltura è anche un modo per viaggiare sia con la mente che fisicamente. Viaggiare, vedere nuovi posti, incontrare gente, conoscere persone con le quali una potente impronta empatica ti sembra esistere da sempre anche se ci si è conosciuti da pochi attimi e tutto questo perché si tratta di persone con incorporata nel loro DNA la tua stessa sequenza genetica. Quale? La risposta in questo caso è molto semplice: ovviamente quella della passione per le api. E così ad uno dei miei corsi di apicoltura che tenni a Costa Masnaga conobbi Roberto, il quale rimasto impressionato, fortunatamente in modo positivo, dalle mie relazioni didattiche sul mondo delle api e sulle modalità con cui prendersene cura per poterle allevare mi invitò in quel di Mariano Comense nella sede dell’Azienda Apistica “Sironi Apicoltura” di due stupende persone: “papà” Natale e suo figlio Damiano i quali, a loro volta, mi diedero la buona opportunità di poter tenere, in quel luogo, due conferenze sull’apiterapia.

Fu proprio a una di queste due serate che incontrai Giancarlo Costenaro presidente dell’Associazione Produttori Apistici delle Province di Como e Lecco (APACL) che, a sua volta, sempre seguendo quel vorticoso turbinio che ti porta a vedere nuovi posti e a incontrare nuove persone, mi invitò a Como presso la sede dell’associazione che presiede per farmi conoscere i numerosi progetti da essa elaborati ma in modo particolare per presentarmi l’iniziativa volta a valorizzare i fantastici mieli di questo territorio attraverso la creazione di un marchio di garanzia: il “ Marchio del Miele Lariano” che certifica l’originalità e la provenienza dei mieli da esso contrassegnati tutelando, al contempo, sia la qualità del prodotto sia il consumatore finale che sceglie di acquistarlo. Il miele lariano, infatti, prodotto all’interno del territorio delle province di Como e Lecco presenta caratteristiche chimico-fisiche, organolettiche e melisso-palinologiche di fatto distintive essendo il risultato della bottinatura delle api all’interno di un ambiente situato nella fascia prealpina, luogo caratterizzato da inverni piuttosto rigidi ma che, grazie alla presenza mitigatrice dei laghi, permette lo sviluppo, nelle zone in prossimità di questi grandi specchi d’acqua, di una flora dai tratti quasi mediterranei, insolita per gli ambienti prealpini ed alpini. Questa situazione favorisce una estrema differenziazione delle specie botaniche vegetanti sul territorio, cosa che garantisce alle api un pascolo vario, con fioriture scalari che si susseguono nell’intero arco della stagione vegetativa durante tutto il periodo del raccolto. Le api grazie a queste favorevoli condizioni elaborano così un miele prezioso, unico e inimitabile che rispecchia a pieno i sentori e le essenze peculiari di una pregiata biodiversità.

Così, per far fronte a quel prezioso invito, all’imbrunire di un tardo pomeriggio di metà febbraio io e Stefania, moglie per scelta e segretaria per necessità, ci infilammo nella nostra turbo panda a metano e partimmo in direzione Como con l’entusiasmo di chi va a incontrare e conoscere gente e l’eccitazione di chi sta per immergersi nei profumi e nelle suggestioni di un affascinante paesaggio Lariano che si preannuncia già a chilometri di distanza tanto che, parafrasando una famosa canzone di Ivano Fossati, potrei dire che fin da Alzate si sente il lago, fin da Lipomo si vede il lago, dietro una curva: improvvisamente il lago!

Giunti finalmente in piazza Camerlata, sede dell’associazione, già pigiando il tasto del citofono sentimmo crescere in noi quella magnetica empatia di cui sopra. Raggiungemmo la sede e ad aspettarci cerano alcuni dei soci che ci riservarono una calda e gioviale accoglienza. Dopo le presentazioni di rito iniziammo a conversare come se ci fossimo salutati la sera precedente e si parlò ovviamente di api: chi la preferisce “mora”, chi “bionda” chi, come me, ha una passione per la sottospecie carnica…, si discusse, inoltre, di trattamenti: chi fa il blocco con l’ossalico, chi non utilizza l’amitraz, chi fa il blocco invernale e chi invece, come Andrea Ortelli, giovane socio con grande esperienza, d’inverno preferisce fare il sublimato. “Non sono mica  matto” esclamò Marco Bianchi, memoria storica del gruppo, “io non voglio mica rovinarmi la salute e i polmoni” e così fra una boutade e l’altra si giunse finalmente al momento di calare l’asso ed ecco che allora l’espressione dei soci si fa seria e appassionata, vogliono  presentarci la loro preziosa “creazione”: il Marchio del Miele Lariano.

Esso nasce con l’intento di promuovere e valorizzare il miele prodotto nelle province di Como e di Lecco, un territorio ricco di una eccezionale biodiversità con fioriture che regalano essenze per la produzione di mieli mono e multifloreali che rispecchiano la peculiarità e l’unicità di questo territorio. Proprio per questo motivo la possibilità di utilizzare il marchio di proprietà dell’associazione, e da loro elaborato, è riservata unicamente a produttori apistici che operano nelle suddette province.  A questi, qualora ne facciano richiesta, verrà corrisposto un numero di sigilli direttamente proporzionale al numero di alveari gestiti e alla potenziale quantità di miele prodotta dagli stessi, valutata anche in base all’andamento stagionale. Chi desidera aderire al marchio dovrà inoltre attenersi a precise disposizioni quali quella di sottoporre le proprie api a tutti gli interventi necessari a combattere lo sviluppo di patologie in accordo con le disposizioni emanate dai servizi veterinari locali, a non praticare trattamenti in corso di raccolta del miele, a non utilizzare nutrizione proteica con integratori contenenti pollini di specie botanica non presente nel territorio e/o contenenti proteine di derivazione animale. Inoltre, al fine di garantire una gestione trasparente e non discriminatoria del marchio l’associazione, proprietaria dello stesso, può nominare una commissione che avrà il compito di esprimere una valutazione in merito all’ammissione dei concessionari, alla definizione dell'eventuale numero annuale dei sigilli da consegnare ai singoli apicoltori consigliando al contempo agli stessi un prezzo minimo di vendita del proprio miele. 

A ulteriore tutela del marchio, quale garanzia della specificità del prodotto a esso associato, ogni singola partita di miele dovrà essere sottoposta alle analisi per verificare la corretta rispondenza al dichiarato in etichetta.

La serata trascorse piacevolmente e dopo i commiati io e Stefania ci avviammo sul cammino del ritorno cercando di percorrere la giusta strada proprio come hanno fatto gli amici di APACL che con la creazione del Marchio del Miele Lariano hanno imboccato la strada maestra che consente loro di arrivare a certificare e valorizzare un prodotto prezioso, unico e di grande qualità, a garantire il lavoro di apicoltori responsabili e irreprensibili e a educare i consumatori, i quali acquistando un miele che si fregia di tale marchio acquisiranno la consapevolezza che  un miele italiano, un miele di prossimità, un miele prodotto nel territorio che si abita e garantito da un marchio serio, regala sia emozioni gustative che non hanno eguali sia piaceri che valgono decisamente il prezzo pagato per l’acquisto del prezioso nettare dorato!

 

 


 

martedì 9 dicembre 2025

CORSO DI APICOLTURA 2026

 Nel febbraio 2026 vi sarà la possibilità, per chi ne fosse interessato, di partecipare alla formazione apistica frequentando il corso base di apicoltura presso l'UNITRE di Meda e/o presso la Biblioteca comunale di Costa Masnaga.

Iscrizioni e pre iscrizioni sono già aperte e consigliate in quanto la disponibilità di posti per la partecipazione ai corsi è limitata.

Durante le quattro lezioni verranno trattti i seguenti argomenti:

dinamica dell'alveare: relativa a come funziona, si sviluppa e si autoregola una colonia di api del genere apis mellifera, alla sua specie e alle differenti sotto specie della stessa. Struttura sociale e ruoli, ciclo di sviluppo della colonia, gestione delle risorse, riproduzione della famiglia (sciamatura) e relazione con l'ambiente.

pratica e tecnica apistica:  comprende  tutto ciò che serve per allevare le api in maniera efficace, sicura e produttiva. E' un insieme di conoscenze, competenze, metodi e utilizzo delle corrette attrezzature che permettono di poter gestire correttamente una colonia di api. 

Malattie e nemici delle api: saranno trattate le principali patologie che interessano l'alveare (la covata e le api adulte) le modalità e gli eventuali farmaci utilizzabili per il loro trattamento e le metodiche per prevenirne la loro insorgenza. Uno sguardo particolare sarà riservato ai nemici naturali delle api presenti nell'ambiente e alla prevenzione dei danni che essi possono causare al normale sviluppo della colonia.

Smielatura e legislazione apistica: in questo contesto verrà spiegata la tecnica di raccolta del miele dalla rimozione dei melari al suo invasettamento e saranno trattati accenni sulla legislazione apistica vigente.


lunedì 10 marzo 2025

BARZIO - CORSO BASE DI APICOLTURA

 Sabato 15 marzo 2025 presso la sede di UNITER Valsassina a Barzio prenderà il via il corso base di apicoltura. Chi fosse interessato a partecipare può contattare direttamente l'UNITER all'indirizzo mail riportato in calce sulla locandina allegata al post.



sabato 25 gennaio 2025

CORSO DI APICOLTURA 8/15/22 FEBBRAIO - I MARZO 25

 Stabilite le date del corso di apicoltura che si terrà il prossimo febbraio presso la biblioteca comunale di Costa Masnaga. La partecipazione all'evento è gratuita i posti sono limitati a 35 iscritti. È possibile iscriversi fin da ora inviando una mail o contattando direttamente la biblioteca. 




lunedì 20 gennaio 2025

ARTRITE REUMATOIDE E VELENO D'API

 

L'artrite reumatoide (AR) è una malattia sistemica, cronica, autoimmune a eziologia in gran parte sconosciuta. Il suo esordio è accompagnato da un dolore marcato e si manifesta principalmente come lesioni articolari, tendinee, cartilaginee e ossee.   Se non si interviene precocemente con le cure mediche, questa patologia porta a rigidità articolare, deformità,  limitazioni dell'escursione articolare con impotenza funzionale.  L’infiammazione sinoviale (sinovite) è una caratteristica clinica dell'AR, e si manifesta con la formazione di un "panno" sinoviale, da  proliferazione istiocitica, da infiltrazione infiammatoria cellulare e da cambiamenti nei livelli di espressione di proteasi e di citochine. L’erosione ossea è la condizione patologica più grave dell’AR e la principale causa di deformità e disabilità articolari. L'AR si manifesta principalmente nelle persone di sesso femminile e può esordire anche in giovane età, colpisce circa  20 milioni di soggetti in tutto il mondo, ogni anno. L’incidenza nelle donne, poi, è di 2,5 volte superiore rispetto agli uomini. Può causare complicazioni cardiovascolari e malattie neurologiche, di conseguenza è in grado di ridurre oltre alla qualità anche l'aspettativa di vita nei pazienti che ne sono affetti. L’incidenza dell'AR è in aumento. I farmaci attualmente utilizzati  per il suo trattamento comprendono antinfiammatori non steroidei, corticosteroidei, antireumatici e agenti biologici. Questi farmaci inibiscono soprattutto ila risposta immunitaria e infiammatoria con l’obiettivo di rallentare la progressione della malattia.  Alcuni di loro hanno effetti collaterali gravi tra cui perdita dell'udito, danni gastrointestinali, irritazioni renali e aumento del rischio di malattie cardiovascolari.  Il veleno d'api (VA) è stato usato per millenni nella medicina tradizionale cinese per trattare l'AR. La deficitaria conoscenza sulla composizione chimica del VA ha rappresentato un limite allo sviluppo della tecnica e alla sua applicazione nel trattamento dell'AR ma, attualmente, è in corso una notevole attività di ricerca soprattutto in paesi quali  Cina e Corea, luoghi in cui il VA è stato impiegato da sempre.

 Il VA è un liquido trasparente secreto dalla ghiandola velenifera delle api che viene iniettato dal pungiglione. E' in uso per il trattamento  di molteplici patologie quali per esempio malattie  infiammatorie e malattie del sistema nervoso centrale. Sono state inoltre individuate potenziali proprietà antitumorali. Studi scientifici recenti hanno dimostrato un buon risultato fornito dal VA nel trattamento dell'artrite. La mellitina  è l'ingrediente attivo principale del VA e rappresenta dal 40% al 60% del peso secco del VA. È composta da 26 aminoacidi, mostra proprietà antinfiammatorie e ha dimostrato di possedere una potente azione batteriostatica, battericida, virucida e fungicida. Si ritiene che la principale azione della mellitina contro l'infiammazione si eserciti attraverso la riduzione della produzione di interleuchine, del fattore di necrosi tumorale (TNF-α) e dei fattori pro-infiammatori NO e PGE2. In questo modo si riduce l'infiammazione della pelle, delle articolazioni, dell’aorta, del fegato e del tessuto nervoso. Studi clinici hanno, inoltre, dimostrato che la mellitina può anche inibire l'attivazione di NF-κB p65 e STAT3. Può  contenere l’espressione di geni antiapoptotici come quelli mitocondriali, danneggiare significativamente l'attività dei fibroblasti come i sinoviociti nelle articolazioni dei pazienti con artrite reumatoide, ridurre IL-1β e la produzione di TNF-α, processi che prevengono efficacemente i danni alle articolazioni indotte da AR e rallentano il processo di artrite (Yang et al., 2023). La mellitina è quindi ritenuta un’opzione terapeutica promettente per la cura dell’AR. 

VIROSI DELLE API

  Viaggiano disperse nell’etere. Di che cosa si tratta? Di piccole microscopiche particelle che trasportano informazioni genetiche colonizza...