La
stagione è appena terminata e se il nostro lavoro è stato scrupoloso,
grazie anche alle nostre cure efficaci e preventive, le api potranno godere
delle condizioni ottimali per sopravvivere al lungo e rigido inverno
raggiungendo in completa sicurezza i primi tepori primaverili.
Un’arnia
solida in buone condizioni, un tetto impermeabile e ben ancorato al nido, una
buona coibentazione all’interno del coprifavo e un panetto di candito sempre
disponibile è ciò di cui necessitano le nostre preziose operaie per svernare in
tranquilla serenità.
Con
l’arrivo del mese di dicembre non dovremo più aprire i nostri alveari: non c’è,
infatti, alcun motivo per doverlo fare, qualsiasi manipolazione dovrà esser
rimandata a fine febbraio/inizio marzo quando le temperature più clementi lo
consentiranno.
Accertiamoci
di aver ristretto l’ingresso dell’alveare con l’apposita griglia metallica,
lasciando spazio ad un corretto ricambio d’aria, per impedire a qualche
roditore di introdursi all’interno del nido che, oltre al danno che potrebbe
causare ai favi, provocherebbe attraverso le sue deiezioni la comparsa di un
odore insopportabile per le api.
Assicuriamoci
che non vi siano sterpaglie nei pressi degli alveari esse, infatti, potrebbero
alterare un regolare ricambio d’aria all’interno del nido cosa questa che
porterebbe ad un pericoloso aumento della concentrazione di CO2 e alla
formazione di umidità mal sopportata dalle api e, al tempo stesso, responsabile
di formazione di muffe e mal conservazione della cera dei favi.
Infine,
assicuriamoci di aver ben isolato dal freddo i nostri alveari, da tempo,
infatti, si discute se sia o meno importante coibentare gli alveari per
proteggere le api. La credenza diffusa fra la maggior parte di noi apicoltori è
che le api non muoiono mai di freddo, questo fa sì che si pensi che sia
irrilevante proteggere le arnie con coibentazione, mentre ciò che è veramente
importante è portare a svernare famiglie sane e popolose, con molte scorte, in
grado di potersi permettere la maggior efficienza nella termoregolazione del
nido. Le api, in effetti, non riscaldano la temperatura di tutta l'arnia ma la
mantengono a livelli corretti solamente all'interno del glomere (25°/30°C al
centro - 13°C alla periferia), il quale, pur avendo ottime capacità
coibentanti, (si dice pari circa a quelle di un piumino d'oca), ha temperatura
superiore rispetto a quella dell'aria presente nell'alveare per cui
necessariamente disperderà calore nell'ambiente circostante. Questo fatto costituisce
una falla nel sistema di termoregolazione delle api, si tratta perciò di
stabilire se tale perdita di calore sia o meno rilevante dal punto di vista del
buon funzionamento della famiglia e della sua produttività. Recenti studi hanno
dimostrato come una buona coibentazione dell'arnia consenta di mantenere una
temperatura maggiore nelle sue parti periferiche cosa, questa, in grado di
determinare minori oscillazioni giornaliere della stessa temperatura, di
mantenere un grado di umidità relativa molto prossimo a quello ottimale, di
permettere un migliore sviluppo delle famiglie in primavera, di garantire un
minor consumo di scorte alimentari e una minore mortalità delle api.

Durante
questo primo freddo periodo invernale l’attività sulla plancia di volo è molto
limitata, nelle giornate più tiepide, nelle ore centrali, potremmo osservare
qualche timida bottinatrice che parte alla ricerca di un’empirica riserva di
nettare, qualche altra che va a far provvista di una piccola scorta d’acqua e
qualcun'altra ancora che effettua il suo volo di purificazione. Questo flebile
andirivieni testimonia che tutto sta andando per il meglio all’interno del
nido.
Anche
se in apiario vi è poco o nulla da fare non perdiamo la buona abitudine di
visitare con regolarità i nostri alveari per verificare che su di essi non
siano caduti grossi rami, che un’arnia si sia scoperchiata a causa di forti
raffiche di vento o che sia stata danneggiata dall’irriverente presenza di un
dispettoso picchio. Un’attenta presenza in postazione ci consentirà di porre
celermente riparo ad eventuali danni di questo genere.
Durante
tale periodo del tempo ne rimane e potremmo dedicarlo ai lavori di magazzino
riparando arnie e arniette, passandole poi alla fiamma per una buona
disinfezione; prepariamo nuovi telai, armiamoli e applichiamo un foglio cereo
così che essi siano già pronti al momento dell’occorrenza; laviamo e mettiamo a
riposo gli indumenti da lavoro, fino alla prossima primavera non ci
occorreranno; sterilizziamo leve e tutto ciò che è stato a contatto con le
famiglie ospitate nei nostri alveari così che tutto il materiale operativo sia
pronto al momento della ripartenza.
Altro
tempo a disposizione ne avremo sicuramente dedichiamolo allora a seguire i
corsi organizzati dalle nostre associazioni apistiche e alla lettura di qualche
buon libro di apicoltura. A questo proposito, pro domo mia, vorrei ricordarvi
“Un apicoltore in Vespa” che spero vi possa regalare qualche ora di piacevole
lettura e che al tempo stesso potrebbe rivelarsi anche un simpatico regalo da
portare in dono ad amici il prossimo Natale.