mercoledì 17 dicembre 2025

INVERNIAMO LE API

 

La stagione è appena terminata e se il nostro lavoro è stato scrupoloso, grazie anche alle nostre cure efficaci e preventive, le api potranno godere delle condizioni ottimali per sopravvivere al lungo e rigido inverno raggiungendo in completa sicurezza i primi tepori primaverili.

Un’arnia solida in buone condizioni, un tetto impermeabile e ben ancorato al nido, una buona coibentazione all’interno del coprifavo e un panetto di candito sempre disponibile è ciò di cui necessitano le nostre preziose operaie per svernare in tranquilla serenità.

Con l’arrivo del mese di dicembre non dovremo più aprire i nostri alveari: non c’è, infatti, alcun motivo per doverlo fare, qualsiasi manipolazione dovrà esser rimandata a fine febbraio/inizio marzo quando le temperature più clementi lo consentiranno.

Accertiamoci di aver ristretto l’ingresso dell’alveare con l’apposita griglia metallica, lasciando spazio ad un corretto ricambio d’aria, per impedire a qualche roditore di introdursi all’interno del nido che, oltre al danno che potrebbe causare ai favi, provocherebbe attraverso le sue deiezioni la comparsa di un odore insopportabile per le api.


Assicuriamoci che non vi siano sterpaglie nei pressi degli alveari esse, infatti, potrebbero alterare un regolare ricambio d’aria all’interno del nido cosa questa che porterebbe ad un pericoloso aumento della concentrazione di CO2 e alla formazione di umidità mal sopportata dalle api e, al tempo stesso, responsabile di formazione di muffe e mal conservazione della cera dei favi.

Infine, assicuriamoci di aver ben isolato dal freddo i nostri alveari, da tempo, infatti, si discute se sia o meno importante coibentare gli alveari per proteggere le api. La credenza diffusa fra la maggior parte di noi apicoltori è che le api non muoiono mai di freddo, questo fa sì che si pensi che sia irrilevante proteggere le arnie con coibentazione, mentre ciò che è veramente importante è portare a svernare famiglie sane e popolose, con molte scorte, in grado di potersi permettere la maggior efficienza nella termoregolazione del nido. Le api, in effetti, non riscaldano la temperatura di tutta l'arnia ma la mantengono a livelli corretti solamente all'interno del glomere (25°/30°C al centro - 13°C alla periferia), il quale, pur avendo ottime capacità coibentanti, (si dice pari circa a quelle di un piumino d'oca), ha temperatura superiore rispetto a quella dell'aria presente nell'alveare per cui necessariamente disperderà calore nell'ambiente circostante. Questo fatto costituisce una falla nel sistema di termoregolazione delle api, si tratta perciò di stabilire se tale perdita di calore sia o meno rilevante dal punto di vista del buon funzionamento della famiglia e della sua produttività. Recenti studi hanno dimostrato come una buona coibentazione dell'arnia consenta di mantenere una temperatura maggiore nelle sue parti periferiche cosa, questa, in grado di determinare minori oscillazioni giornaliere della stessa temperatura, di mantenere un grado di umidità relativa molto prossimo a quello ottimale, di permettere un migliore sviluppo delle famiglie in primavera, di garantire un minor consumo di scorte alimentari e una minore mortalità delle api.

Durante questo primo freddo periodo invernale l’attività sulla plancia di volo è molto limitata, nelle giornate più tiepide, nelle ore centrali, potremmo osservare qualche timida bottinatrice che parte alla ricerca di un’empirica riserva di nettare, qualche altra che va a far provvista di una piccola scorta d’acqua e qualcun'altra ancora che effettua il suo volo di purificazione. Questo flebile andirivieni testimonia che tutto sta andando per il meglio all’interno del nido.

Anche se in apiario vi è poco o nulla da fare non perdiamo la buona abitudine di visitare con regolarità i nostri alveari per verificare che su di essi non siano caduti grossi rami, che un’arnia si sia scoperchiata a causa di forti raffiche di vento o che sia stata danneggiata dall’irriverente presenza di un dispettoso picchio. Un’attenta presenza in postazione ci consentirà di porre celermente riparo ad eventuali danni di questo genere.

Durante tale periodo del tempo ne rimane e potremmo dedicarlo ai lavori di magazzino riparando arnie e arniette, passandole poi alla fiamma per una buona disinfezione; prepariamo nuovi telai, armiamoli e applichiamo un foglio cereo così che essi siano già pronti al momento dell’occorrenza; laviamo e mettiamo a riposo gli indumenti da lavoro, fino alla prossima primavera non ci occorreranno; sterilizziamo leve e tutto ciò che è stato a contatto con le famiglie ospitate nei nostri alveari così che tutto il materiale operativo sia pronto al momento della ripartenza.

Altro tempo a disposizione ne avremo sicuramente dedichiamolo allora a seguire i corsi organizzati dalle nostre associazioni apistiche e alla lettura di qualche buon libro di apicoltura. A questo proposito, pro domo mia, vorrei ricordarvi “Un apicoltore in Vespa” che spero vi possa regalare qualche ora di piacevole lettura e che al tempo stesso potrebbe rivelarsi anche un simpatico regalo da portare in dono ad amici il prossimo Natale.

 

 



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