venerdì 30 gennaio 2026

VIROSI DELLE API

 

Viaggiano disperse nell’etere. Di che cosa si tratta? Di piccole microscopiche particelle che trasportano informazioni genetiche colonizzando l’ambiente che ci circonda e dando segno della loro presenza nei momenti più intimi delle nostre debolezze fisiche. Li chiamano virus: minuscoli “punk” biologici senza arte né parte, incapaci di vivere da soli ma bravissimi nel farsi ospitare a tradimento all’interno delle cellule di ciascun essere vivente. Entrano in esse senza bussare e senza chiedere permesso, usano il loro citoplasma come un Airbnb gratuito (è un portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi e lunghi periodi, esperienze e servizi con persone che dispongono di uno spazio extra da affittare, generalmente privati) e insolentemente lo abbandonano lasciando tutto a soqquadro. Piccoli esseri irriverenti come un concentrato di maleducazione molecolare! Nel loro infinito peregrinare raggiungono anche i nostri alveari all’interno dei quali sono costantemente presenti. Nelle colonie in forza e sane essi, però, non sono in grado di determinare l’insorgenza di patologie, ma qualora la loro presenza (carica virale) sia e/o diventi, per diverse circostanze, molto elevata oppure si assista a un indebolimento della famiglia essi diverranno capaci di aggredirla debilitandola e innescando così patologie che, nel giro di brevissimo tempo, potrebbero espandersi dalla singola colonia interessata a tutto l’apiario. Queste piccolissime particelle viventi sono sprovviste di una struttura cellulare propria essendo composti unicamente da un guscio esterno che racchiude internamente il proprio genoma; praticamente una semplice catena genetica protetta da un involucro proteico. Il loro meccanismo d’azione si caratterizza nel penetrare all’interno della cellula e nel sostituire il proprio patrimonio genetico a quello cellulare così da riuscire a prendere il controllo della stessa ed a utilizzarla per potersi replicare portandola, come conseguenza, a morte certa. Inoltre, questa loro caratteristica gli consente di replicarsi con grande efficacia avendo, altresì, la possibilità di generare mutazioni attraverso la modificazione del loro DNA cosa, quest’ultima, capace di potenziare, in casi frequenti, anche la loro virulenza.

Sono state identificate più di 70 varietà differenti di virus che vivono come “saprofiti” all’interno degli alveari anche se non tutte queste specie si rivelano essere realmente pericolose per l’ape. Fra i virus di interesse apistico quelli che rivestono una maggior importanza per l’alterazione dello stato di salute dell’ape e delle colonie se ne riconoscono sette differenti classi: virus delle ali deformi (DWV), virus della covata sacciforme (SBV), virus della cellula reale nera (BQCV), virus della paralisi acuta -p.a.- (ABPV, virus israeliano della p.a. / IAPV e virus Cachemire KBV) e virus della paralisi cronica (CBPV). Questi virus sono ormai diffusi quasi ubiquitariamente a livello mondiale, quello però che è molto importante è che si registra una variazione stagionale della loro presenza e della loro diffusione nell’ambiente. Come sintomi e segni clinici a livello delle larve quelli più caratteristici sono causati dall’infezione da parte del virus della covata sacciforme, in tale situazione si potrà assistere alla presenza di larve che assumono un vero e proprio aspetto a sacco. Nel caso invece di presenza di infezioni causate dai virus della paralisi acuta potremo osservare a carico delle api adulte segni clinici quali il tremore, incapacità a volare, perdita dei peli con annerimento del torace e dell’addome che possono risultare lucidi e/o scuri, le api infettate muoiono rapidamente con conseguente comparsa di spopolamento dell’alveare. L’infezione può rimanere a livello subclinico fin tanto che la carica virale non diviene elevata. Il virus della cella reale nera determina la morte della larva reale che colliqua annerendo, conferendo così quel caratteristico colore scuro alla cella reale stessa. Il virus delle ali deformi causa un alterato sviluppo delle ali dell’ape con comparsa di deformità mentre non si osserva alcun sintomo a carico delle larve. Spesso le api colpite dall’infezione manifestano la presenza di un addome rigonfio e ipotrofico, sono deboli, assumono un colorito nero brunastro e sono incapaci di volare e possiedono un’aspettativa di vita molto breve. Il numero di api che manifestano deformità delle ali è indicativo per poter prevedere la capacità di sopravvivenza invernale della colonia. La presenza di api tremolanti in prossimità dell’alveare associata ad un gran numero di api morte nelle vicinanze è una condizione caratteristica di tale patologia ma che potrebbe, in alcuni casi, richiedere una diagnosi differenziale rispetto a una mortalità legata ad avvelenamento da pesticidi.



La sintomatologia caratteristica nella patologia causata da virus della paralisi cronica CBPV si manifesta con la presenza di accumulo davanti all’alveare di api in stato di agitazione, incapaci di volare e che mostrano tremori evidenti del corpo e delle ali, api con corpo glabro di colorito nero e di aspetto traslucido come se fosse bagnato o ricoperto da sostanza oleosa. Le api infettate muoiono nel giro di 48/72 ore, la famiglia in cui è presente l’infezione denota una sensibile diminuzione della presenza di bottinatrici e collassa in breve tempo. La trasmissione di infezioni virali all’interno di una colonia avviene sostanzialmente attraverso due modalità di propagazione: per via orizzontale e/o verticale. La trasmissione orizzontale è la più frequente e utilizza come vettore l’acaro della varroa ma questo non vale per tutti i tipi di virus che abbiamo elencato fin ora. Vi sono dei casi in cui il virus è presente nella colonia ma non riesce a determinare l’insorgenza della malattia poiché la famiglia è molto forte, si parla in questo caso di infezione latente. Sempre per via orizzontale le infezioni possono esser trasmesse attraverso l’alimentazione (polline contaminato, nutrizione delle larve, trofallassi, cannibalismo) e/o per contatto diretto come nel caso molto particolare del virus della paralisi cronica. La trasmissione verticale, per contro, avviene quando un virus viene trasmesso direttamente dai genitori (regina e/o fuchi virus presente nell’uovo e/o negli spermatozoi) alla covata. I virus che più frequentemente sfruttano questa via di trasmissione sono: quello delle ali deformi, della cella reale nera e in misura minore l’ IAPV, il KBV e l’ABPV. Contrariamente a quanto si possa pensare un’analisi dettagliata ha comunque dimostrato che la varroa non interviene in maniera significativa nella trasmissione virale all’interno di una colonia se non eccetto che per alcuni tipi di virus, al contrario della via verticale e di quella alimentare che, come si vede nella tabella sottostante, intervengono nella trasmissione di tutti i tipi di virus. In realtà non va però scordato che un tasso elevato di infestazione da parte dell’acaro all’interno di una colonia ne determina un suo importante indebolimento predisponendola a un potenziale aumento della probabilità di sviluppare malattie legate a un’infezione di tipo virale. L’ape possiede un sistema immunitario abbastanza fragile, tuttavia, essendo un insetto sociale compensa questa sua fragilità attraverso un apprezzabile comportamento igienico di insieme capace di conferirgli un’importante immunità di gruppo. Questo è uno dei principali motivi per cui l’apicoltore, al fine di prevenire la possibile insorgenza di malattie infettive, deve preoccuparsi di mantenere in apiario famiglie forti e ben nutrite, possibilmente costituite da api che possiedano un patrimonio genetico capace di influenzare positivamente le capacità del proprio sistema immunitario e del comportamento igienico. 

 
Altre pratiche utili per prevenire la comparsa di infezioni virali a carico delle colonie che gestiamo consistono nel disinfettare con la fiamma tutto il materiale che entra in contatto con le api soprattutto nel passaggio da un alveare all’altro, attuare un corretto atteggiamento di sorveglianza che consenta di eseguire diagnosi precoce di infezione e predisporre tutti quei provvedimenti necessari al fine che essa non si propaghi all’interno dell’apiario. Purtroppo, per il momento altre armi in nostro possesso, oltre a quanto riportato sopra, per aiutare le nostre amate operaie volanti a contrastare le infezioni virali dalle quali possono essere colpite non ne abbiamo. Importanti scenari, però, si stanno aprendo per un prossimo futuro. Fra questi possiamo annoverare l’uso del RNAi una molecola capace di disattivare alcuni specifici geni virali, oppure l’impiego di dsRNA un RNA formato da un doppio filamento che una volta entrato all’interno delle strutture cellulari del parassita attiva un meccanismo naturale capace di “silenziare” alcuni geni dell’acaro portandolo alla morte e/o alla sterilità senza arrecare alcun danno alle api (American Council on Science and Health). Ancora in fase di completamento è, invece, la ricerca che studia l’impiego di batteri “ingegnerizzati” che una volta introdotti nell’intestino delle api riescono a produrre dsRNA in grado di inattivare i virus DWV e IAPV (Alberta Beekeepers Commission). Igiene rigida di arnie e attrezzi, rimozione di vecchi favi, selezione genetica e pratiche di tecnica apistica quale, per esempio, il blocco di covata, restano le nostre armi migliori almeno finché, con il sorgere di un nuovo giorno, la scienza non ci sorprenderà regalandoci tecniche innovative talmente avanzate da riuscir a far intimorire perfino il varroa destructor. Nel frattempo, continuiamo a restare vigili e attivi perché le api ci stanno osservando! 
 

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