Viaggiano disperse nell’etere. Di che cosa si tratta? Di piccole microscopiche particelle che trasportano informazioni genetiche
colonizzando l’ambiente che ci circonda e dando segno della loro
presenza nei momenti più intimi
delle nostre debolezze fisiche.
Li chiamano virus: minuscoli
“punk” biologici senza arte né parte, incapaci di vivere da soli ma
bravissimi nel farsi ospitare a tradimento all’interno delle cellule di
ciascun essere vivente. Entrano in
esse senza bussare e senza chiedere permesso, usano il loro citoplasma come un Airbnb gratuito (è
un portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio o di una camera per brevi e
lunghi periodi, esperienze e servizi
con persone che dispongono di
uno spazio extra da affittare, generalmente privati) e insolentemente
lo abbandonano lasciando tutto a
soqquadro. Piccoli esseri irriverenti come un concentrato di maleducazione molecolare! Nel loro infinito peregrinare raggiungono anche i nostri alveari
all’interno dei quali sono costantemente presenti. Nelle colonie in
forza e sane essi, però, non sono
in grado di determinare l’insorgenza di patologie, ma qualora la loro
presenza (carica virale) sia e/o diventi, per diverse circostanze, molto elevata oppure si assista a un
indebolimento della famiglia essi
diverranno capaci di aggredirla
debilitandola e innescando così
patologie che, nel giro di brevissimo tempo, potrebbero espandersi
dalla singola colonia interessata a
tutto l’apiario.
Queste piccolissime particelle viventi sono sprovviste di una struttura cellulare propria essendo
composti unicamente da un guscio
esterno che racchiude internamente il proprio genoma; praticamente una semplice catena genetica protetta da un involucro proteico. Il loro meccanismo d’azione si
caratterizza nel penetrare all’interno della cellula e nel sostituire il
proprio patrimonio genetico a
quello cellulare così da riuscire a
prendere il controllo della stessa
ed a utilizzarla per potersi replicare portandola, come conseguenza,
a morte certa. Inoltre, questa loro
caratteristica gli consente di replicarsi con grande efficacia avendo,
altresì, la possibilità di generare
mutazioni attraverso la modificazione del loro DNA cosa, quest’ultima, capace di potenziare, in casi
frequenti, anche la loro virulenza.
Sono state identificate più di 70
varietà differenti di virus che vivono come “saprofiti” all’interno degli
alveari anche se non tutte queste
specie si rivelano essere realmente
pericolose per l’ape. Fra i virus di
interesse apistico quelli che rivestono una maggior importanza per
l’alterazione dello stato di salute
dell’ape e delle colonie se ne riconoscono sette differenti classi: virus delle ali deformi (DWV), virus
della covata sacciforme (SBV), virus
della cellula reale nera (BQCV), virus della paralisi acuta -p.a.- (ABPV,
virus israeliano della p.a. / IAPV e
virus Cachemire KBV) e virus della
paralisi cronica (CBPV). Questi virus sono ormai diffusi quasi ubiquitariamente a livello mondiale,
quello però che è molto importante è che si registra una variazione
stagionale della loro presenza e
della loro diffusione nell’ambiente.
Come sintomi e segni clinici a livello delle larve quelli più caratteristici sono causati dall’infezione da
parte del virus della covata sacciforme, in tale situazione si potrà
assistere alla presenza di larve che
assumono un vero e proprio
aspetto a sacco. Nel caso invece di
presenza di infezioni causate dai
virus della paralisi acuta potremo
osservare a carico delle api adulte
segni clinici quali il tremore, incapacità a volare, perdita dei peli con
annerimento del torace e dell’addome che possono risultare lucidi
e/o scuri, le api infettate muoiono
rapidamente con conseguente
comparsa di spopolamento dell’alveare. L’infezione può rimanere a
livello subclinico fin tanto che la
carica virale non diviene elevata.
Il virus della cella reale nera determina la morte della larva reale che
colliqua annerendo, conferendo
così quel caratteristico colore scuro alla cella reale stessa.
Il virus delle ali deformi causa un
alterato sviluppo delle ali dell’ape
con comparsa di deformità mentre
non si osserva alcun sintomo a
carico delle larve. Spesso le api
colpite dall’infezione manifestano
la presenza di un addome rigonfio
e ipotrofico, sono deboli, assumono un colorito nero brunastro e
sono incapaci di volare e possiedono un’aspettativa di vita molto breve. Il numero di api che manifestano deformità delle ali è indicativo
per poter prevedere la capacità di
sopravvivenza invernale della colonia. La presenza di api tremolanti
in prossimità dell’alveare associata
ad un gran numero di api morte
nelle vicinanze è una condizione
caratteristica di tale patologia ma
che potrebbe, in alcuni casi, richiedere una diagnosi differenziale
rispetto a una mortalità legata ad
avvelenamento da pesticidi.
La sintomatologia caratteristica
nella patologia causata da virus
della paralisi cronica CBPV si manifesta con la presenza di accumulo
davanti all’alveare di api in stato di
agitazione, incapaci di volare e che
mostrano tremori evidenti del corpo e delle ali, api con corpo glabro
di colorito nero e di aspetto traslucido come se fosse bagnato o ricoperto da sostanza oleosa. Le api
infettate muoiono nel giro di 48/72
ore, la famiglia in cui è presente
l’infezione denota una sensibile
diminuzione della presenza di bottinatrici e collassa in breve tempo.
La trasmissione di infezioni virali
all’interno di una colonia avviene
sostanzialmente attraverso due
modalità di propagazione: per via
orizzontale e/o verticale. La trasmissione orizzontale è la più frequente e utilizza come vettore l’acaro della varroa ma questo non
vale per tutti i tipi di virus che abbiamo elencato fin ora.
Vi sono dei casi in cui il virus è presente nella colonia ma non riesce a
determinare l’insorgenza della malattia poiché la famiglia è molto
forte, si parla in questo caso di infezione latente. Sempre per via
orizzontale le infezioni possono
esser trasmesse attraverso l’alimentazione (polline contaminato,
nutrizione delle larve, trofallassi,
cannibalismo) e/o per contatto
diretto come nel caso molto particolare del virus della paralisi cronica.
La trasmissione verticale, per contro, avviene quando un virus viene
trasmesso direttamente dai genitori (regina e/o fuchi virus presente nell’uovo e/o negli spermatozoi)
alla covata. I virus che più frequentemente sfruttano questa via di
trasmissione sono: quello delle ali
deformi, della cella reale nera e in
misura minore l’ IAPV, il KBV e
l’ABPV. Contrariamente a quanto si
possa pensare un’analisi dettagliata ha comunque dimostrato che la
varroa non interviene in maniera
significativa nella trasmissione virale all’interno di una colonia se
non eccetto che per alcuni tipi di
virus, al contrario della via verticale
e di quella alimentare che, come si
vede nella tabella sottostante, intervengono nella trasmissione di
tutti i tipi di virus. In realtà non va
però scordato che un tasso elevato
di infestazione da parte dell’acaro
all’interno di una colonia ne determina un suo importante indebolimento predisponendola a un potenziale aumento della probabilità
di sviluppare malattie legate a
un’infezione di tipo virale.
L’ape possiede un sistema immunitario abbastanza fragile, tuttavia,
essendo un insetto sociale compensa questa sua fragilità attraverso un apprezzabile comportamento igienico di insieme capace di
conferirgli un’importante immunità di gruppo. Questo è uno dei
principali motivi per cui l’apicoltore, al fine di prevenire la possibile
insorgenza di malattie infettive,
deve preoccuparsi di mantenere in
apiario famiglie forti e ben nutrite,
possibilmente costituite da api che
possiedano un patrimonio genetico capace di influenzare positivamente le capacità del proprio sistema immunitario e del comportamento igienico.
Altre pratiche utili per prevenire la
comparsa di infezioni virali a carico
delle colonie che gestiamo consistono nel disinfettare con la fiamma tutto il materiale che entra in
contatto con le api soprattutto nel
passaggio da un alveare all’altro,
attuare un corretto atteggiamento
di sorveglianza che consenta di
eseguire diagnosi precoce di infezione e predisporre tutti quei provvedimenti necessari al fine che essa non si propaghi all’interno
dell’apiario.
Purtroppo, per il momento altre
armi in nostro possesso, oltre a
quanto riportato sopra, per aiutare
le nostre amate operaie volanti a
contrastare le infezioni virali dalle
quali possono essere colpite non
ne abbiamo. Importanti scenari,
però, si stanno aprendo per un
prossimo futuro. Fra questi possiamo annoverare l’uso del RNAi una
molecola capace di disattivare alcuni specifici geni virali, oppure
l’impiego di dsRNA un RNA formato da un doppio filamento che una
volta entrato all’interno delle strutture cellulari del parassita attiva un
meccanismo naturale capace di
“silenziare” alcuni geni dell’acaro
portandolo alla morte e/o alla sterilità senza arrecare alcun danno
alle api (American Council on
Science and Health). Ancora in fase
di completamento è, invece, la ricerca che studia l’impiego di batteri “ingegnerizzati” che una volta
introdotti nell’intestino delle api
riescono a produrre dsRNA in grado di inattivare i virus DWV e IAPV
(Alberta Beekeepers Commission).
Igiene rigida di arnie e attrezzi, rimozione di vecchi favi, selezione
genetica e pratiche di tecnica apistica quale, per esempio, il blocco
di covata, restano le nostre armi
migliori almeno finché, con il sorgere di un nuovo giorno, la scienza
non ci sorprenderà regalandoci
tecniche innovative talmente avanzate da riuscir a far intimorire perfino il varroa destructor. Nel frattempo, continuiamo a restare vigili
e attivi perché le api ci stanno osservando!




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