lunedì 10 marzo 2025

BARZIO - CORSO BASE DI APICOLTURA

 Sabato 15 marzo 2025 presso la sede di UNITER Valsassina a Barzio prenderà il via il corso base di apicoltura. Chi fosse interessato a partecipare può contattare direttamente l'UNITER all'indirizzo mail riportato in calce sulla locandina allegata al post.



sabato 25 gennaio 2025

CORSO DI APICOLTURA 8/15/22 FEBBRAIO - I MARZO 25

 Stabilite le date del corso di apicoltura che si terrà il prossimo febbraio presso la biblioteca comunale di Costa Masnaga. La partecipazione all'evento è gratuita i posti sono limitati a 35 iscritti. È possibile iscriversi fin da ora inviando una mail o contattando direttamente la biblioteca. 




lunedì 20 gennaio 2025

ARTRITE REUMATOIDE E VELENO D'API

 

L'artrite reumatoide (AR) è una malattia sistemica, cronica, autoimmune a eziologia in gran parte sconosciuta. Il suo esordio è accompagnato da un dolore marcato e si manifesta principalmente come lesioni articolari, tendinee, cartilaginee e ossee.   Se non si interviene precocemente con le cure mediche, questa patologia porta a rigidità articolare, deformità,  limitazioni dell'escursione articolare con impotenza funzionale.  L’infiammazione sinoviale (sinovite) è una caratteristica clinica dell'AR, e si manifesta con la formazione di un "panno" sinoviale, da  proliferazione istiocitica, da infiltrazione infiammatoria cellulare e da cambiamenti nei livelli di espressione di proteasi e di citochine. L’erosione ossea è la condizione patologica più grave dell’AR e la principale causa di deformità e disabilità articolari. L'AR si manifesta principalmente nelle persone di sesso femminile e può esordire anche in giovane età, colpisce circa  20 milioni di soggetti in tutto il mondo, ogni anno. L’incidenza nelle donne, poi, è di 2,5 volte superiore rispetto agli uomini. Può causare complicazioni cardiovascolari e malattie neurologiche, di conseguenza è in grado di ridurre oltre alla qualità anche l'aspettativa di vita nei pazienti che ne sono affetti. L’incidenza dell'AR è in aumento. I farmaci attualmente utilizzati  per il suo trattamento comprendono antinfiammatori non steroidei, corticosteroidei, antireumatici e agenti biologici. Questi farmaci inibiscono soprattutto ila risposta immunitaria e infiammatoria con l’obiettivo di rallentare la progressione della malattia.  Alcuni di loro hanno effetti collaterali gravi tra cui perdita dell'udito, danni gastrointestinali, irritazioni renali e aumento del rischio di malattie cardiovascolari.  Il veleno d'api (VA) è stato usato per millenni nella medicina tradizionale cinese per trattare l'AR. La deficitaria conoscenza sulla composizione chimica del VA ha rappresentato un limite allo sviluppo della tecnica e alla sua applicazione nel trattamento dell'AR ma, attualmente, è in corso una notevole attività di ricerca soprattutto in paesi quali  Cina e Corea, luoghi in cui il VA è stato impiegato da sempre.

 Il VA è un liquido trasparente secreto dalla ghiandola velenifera delle api che viene iniettato dal pungiglione. E' in uso per il trattamento  di molteplici patologie quali per esempio malattie  infiammatorie e malattie del sistema nervoso centrale. Sono state inoltre individuate potenziali proprietà antitumorali. Studi scientifici recenti hanno dimostrato un buon risultato fornito dal VA nel trattamento dell'artrite. La mellitina  è l'ingrediente attivo principale del VA e rappresenta dal 40% al 60% del peso secco del VA. È composta da 26 aminoacidi, mostra proprietà antinfiammatorie e ha dimostrato di possedere una potente azione batteriostatica, battericida, virucida e fungicida. Si ritiene che la principale azione della mellitina contro l'infiammazione si eserciti attraverso la riduzione della produzione di interleuchine, del fattore di necrosi tumorale (TNF-α) e dei fattori pro-infiammatori NO e PGE2. In questo modo si riduce l'infiammazione della pelle, delle articolazioni, dell’aorta, del fegato e del tessuto nervoso. Studi clinici hanno, inoltre, dimostrato che la mellitina può anche inibire l'attivazione di NF-κB p65 e STAT3. Può  contenere l’espressione di geni antiapoptotici come quelli mitocondriali, danneggiare significativamente l'attività dei fibroblasti come i sinoviociti nelle articolazioni dei pazienti con artrite reumatoide, ridurre IL-1β e la produzione di TNF-α, processi che prevengono efficacemente i danni alle articolazioni indotte da AR e rallentano il processo di artrite (Yang et al., 2023). La mellitina è quindi ritenuta un’opzione terapeutica promettente per la cura dell’AR. 

CORSO DI APICOLTURA 2025

 

LE DATE DEL CORSO SUBIRANNO UNA MODIFICA E' COMUNQUE GIA' POSSIBILE ESEGUIRE L'ISCRIZIONE

Il corso si terrà nelle date riportate in calce alla locandina qui sopra, presso la biblioteca di Costa Masnaga in piazza Francesco Confalonieri, 4. Si parlerà di conoscenza di base dell’ape e del suo ciclo vitale, di tecnica apistica e di operazioni apistiche da svolgere nel susseguirsi dell’anno, gestione dell’alveare e controllo e prevenzione delle malattie, contrasto alla sciamatura, produzione di miele e prodotti dell’alveare.

Per informazioni e iscrizione al corso ci si dovrà allo 031856731 oppure scrivere a: biblioteca@comune.costamasnaga.lc.it

La partecipazione al corso è gratuita ma i posti sono limitati, quindi qualora siate interessati a partecipare il consiglio è quello di prenotarsi da subito contattando la biblioteca

sabato 11 gennaio 2025

IL FANTASTICO MONDO DELLE API

 Mercoledì 15 gennaio ore 16:00, presso la sede dell'Unitre di Barzio si terrà una conferenza sul fantastico mondo delle api. L'ingresso è, come sempre, libero e la partecipazione è aperta a tutti coloro che fossero interessati a seguire l'argomento.



venerdì 20 dicembre 2024

LE API GRIGIE

 

Sergej e Paška sono ormai gli unici abitanti di un villaggio, in quella che è definita “zona grigia”, stretto nella morsa della guerra tra soldati ucraini e separatisti filorussi che nel Donbass si sparano contro ogni giorno. Amici-nemici sin dall’infanzia ora sono costretti a collaborare per far fronte agli eventi e alla monotonia degli inverni. L’apicoltore Sergej vive le sue giornate seguendo il motto “non sentire niente, non vedere niente” e dedicandosi al benessere delle sue api perché quelle, al contrario dell’uomo, non causano caos e distruzione ma sono l’essenza di ordine, saggezza e di una meravigliosa produttività. Un giorno, quando giunge la primavera, decide di allontanarsi dalla zona di guerra e di portare con sé le arnie in modo che le sue api possano sciamare e raccogliere il nettare in totale tranquillità, e godere degli splendidi paesaggi dell’Ucraina occidentale e della Crimea. Un viaggio che cambierà lui e i suoi amati insetti… «Api grigie» è un grande successo internazionale che pone Kurkov al fianco di grandi scrittori che hanno messo a nudo con ironia le insensatezze della guerra, ma è allo stesso tempo un romanzo poetico e attuale dove la natura e il rapporto dell’uomo con gli altri esseri viventi sono al centro della narrazione.

Andrei Kurkov nasce il 23 aprile 1961 in una località dell’area di Leningrado. Nel 1983 si laurea all’Accademia pedagogica di lingue straniere di Kiev, dove vive tuttora. È autore ucraino che scrive in russo. Kurkov si dedica alla scrittura fin da piccolissimo e ha un hobby particolare, collezionare cactus: a 12 anni possiede la settima collezione di cactus dell’Ucraina. Per un periodo lavora come giornalista, presta il servizio militare a Odessa e poi si occupa di cinema, sceneggiature e libri. È autore di numerosi romanzi e volumi per bambini tradotti in decine di lingue. Per Keller editore ha pubblicato un importante reportage sull’Ucraina, Diari ucraini, e i romanzi Picnic sul ghiaccioIl vero controllore del popoloL’indomito pappagalloLa pallottola in cerca dell’eroeJimi Hendrix a Leopoli (selezionato per l’International Booker Prize 2023). Sempre per Keller è recentemente apparso il reportage Diario di un’invasione, vincitore del Geschwister Scholl Preis. Api grigie si è aggiudicato nel 2022 il National Book Critics Circle Award – come miglior traduzione – negli Stati Uniti e il Prix Medicis étranger in Francia, ed é stato anche selezionato per il Prix du Meilleur Livre étranger e per il Prix Femina étranger confermandosi come uno dei romanzi di Kurkov più importanti e di successo sia in termini di critica che di lettori.

giovedì 19 dicembre 2024

LA PERSONALITA' DELL'APE

Il nuovo libro dell’entomologo Stephen Buchmann: "La personalità dell’ape" parla delle api come non è mai stato fatto fino a ora, svelandoci curiosità incredibili sulla loro vita e sulle loro emozioni.

Le api hanno una coscienza, ricordano e provano emozioni 

Contrariamente a quello che molti pensano, le api sono insetti senzienti e perfettamente autoconsapevoli. Hanno straordinarie capacità mentali, sono in grado di ricordare, di contare, di risolvere problemi, di imparare dai loro errori e addirittura di fare progetti per il futuro. Hanno una forma primitiva di coscienza e molto probabilmente sono in grado sia di sognare che di provare emozioni e sensazioni come il dolore e la sofferenza (come ci ricorda Stephen Buchamnn, grazie a questo genere di studi sulle api si stanno facendo passi avanti sul riconoscimento della senzienza in alcuni animali, aspetto fondamentale per tutelarli legalmente).

Le api vedono oltre l'arcobaleno

Le api hanno una vista tricromatica simile alla nostra e vedono il mondo in tre colori primari. Mentre per noi umani i colori primari sono il rosso magenta, il giallo e il blu ciano, per le api sono il giallo, l’azzurro e l’ultravioletto. Questo perché la loro vista è spostata verso lunghezze d’onda più corte, oltre il blu e il violetto e verso l’ultravioletto, rendendole capaci di intercettare una parte dello spettro che per noi è invisibile senza l’utilizzo di fotocamere e filtri. Come dice Buchmann, le api riescono a guardare letteralmente oltre l’arcobaleno, riuscendo a vedere quello che è invisibile ai nostri occhi.

Il fuco cade nel tranello delle orchidee

E si può definire un vero e proprio “inganno sessuale”. Nel corso di milioni di anni, una tipologia di orchidea detta Ophrys (nota anche come “orchidea delle api”) si è evoluta fino a modificare la forma del suo petalo centrale per assomigliare a un’ape femmina. La punta del fiore imita l’addome femminile ed è ricoperto di peli luccicanti come quello di una vera ape. Proprio come una femme fatale, questa seducente orchidea conquista un fuco dopo l’altro per aumentare le proprie possibilità di impollinazione e fertilizzazione.

L'ape è una madre single

Le api sociali che vivono in grandi colonie sono l’eccezione, non la regola. Secondo Buchmann, infatti, la vita dell’ape comune può essere descritta come quella di una madre single, sempre indaffarata e con una famiglia da sfamare con le sue sole forze. Mamma ape vive in un piccolo appartamento sotto terra, non riceve aiuto dal suo compagno (che non c’è più da un po’ di tempo) né dalle sue sorelle o da altri parenti. Ogni mattina va a lavoro per raccogliere nettare e polline dai fiori, con cui poi, una volta tornata a casa, impasterà il “pane” (il pane d’api) per sfamare i figli ancora nella culla.

Come vedono le api

Se le api potessero andare al cinema e accomodarsi per guardare un film con noi, vedrebbero solo la proiezione di immagini statiche una dopo l’altra. Per essere visti in modo continuativo dall’occhio umano, i filmati cinematografici vengono proiettati a una velocità di 24 fotogrammi al secondo. Per renderli visibili anche alle api, bisognerebbe accelerare la proiezione da 24 a circa 200-250 fotogrammi al secondo. Gli occhi di questi insetti, infatti, vedono meglio ciò che si muove rapidamente. Adesso sapete perché quando cercate di scacciare un’ape può evitarvi con facilità. Chiunque viene preso dal panico quando un’ape si avvicina e si mette a muovere freneticamente le braccia diventa un obiettivo facile per una possibile puntura. Ecco perché gli apicoltori si muovono lentamente e con cautela per evitare di creare agitazione ed essere punti. 








 

lunedì 16 dicembre 2024

SELEZIONE DI BUONE REGINE

 

Per una buona e corretta riproduzione delle nostre regine è importante che si decida di selezionare le più adatte alle condizioni ambientali del luogo nel quale abbiamo dislocato il nostro apiario. In questo modo avremo riprodotto regine capaci di adattarsi perfettamente alle condizioni  climatiche, ambientali e sanitarie del territorio in cui sono nate. La selezione fatta  rispettando questi criteri ci permette, inoltre, di ottenere alveari forti e resistenti cosa, questa, che consente di allevare famiglie le cui api manifestano una migliore vitalità e una più salutare longevità  capaci così di garantire una più abbondante  produttività. Per effettuare una buona selezione occorre iniziare osservando gli alveari dai quali si intende prelevare le larve necessarie per riprodurre le nostre nuove regine, è bene indirizzare la nostra scelta su quelli che hanno dimostrato caratteristiche quali la docilità, la buona resistenza alle malattie, un buon comportamento igienico e una alta capacità produttiva.
Sempre sulla base delle considerazioni di cui sopra è bene indirizzare le nostre scelte sul prelievo delle larve da far allevare come future regine su quegli alveari che non hanno mostrato durante la stagione segni e/o sintomi di malattie (sia delle api sia della covata),  meglio ancora, alveari con famiglie che se hanno avuto malattie le hanno superate da sole.  
Utilizzando la tecnica del pin-test saremo in grado di identificare le famiglie capaci di mostrare il miglior comportamento igienico, dovremo, inoltre, indirizzarci verso quelle che hanno avuto uno sviluppo adatto alle esigenze ambientali, un giusto consumo di scorte invernali, una buona velocità di ripresa primaverile e una scarsa tendenza alla sciamatura.
Una volta che abbiamo individuato le colonie con le caratteristiche desiderate, dobbiamo far sì che le stesse possano sviluppare una buona produzione di fuchi e questo scopo lo potremo raggiungere utilizzando telaini con celle da fuco e/o inserendo telaini senza foglio cereo così che le api stesse costruiscano celle adatte a contenere covata maschile. Una buona quantità di fuchi presenti nell’ambiente contribuisce a garantire la diffusione della genetica che noi abbiamo individuato essere la migliore presente  nel nostro apiario.

sabato 14 dicembre 2024

ASPORTAZIONE DI COVATA

 

La rimozione della covata è tecnica apistica che consiste nell'asportare la covata presente all'interno del nido così da aumentare l’efficacia dei trattamenti acaricidi (in particolar modo quelli che prevedono l'utilizzo di acido ossalico) sulla varroa che si trova in fase foretica. Per eseguire tale metodica si possono utilizzare un coltello, una forchetta, dei contenitori per riporre le parti di covata asportate e un piccolo saldatore a fiamma per sterilizzare gli arnesi ogni volta che si passa da un arnia all'altra. 
Se il periodo dell’anno è favorevole (primavera e/o inizio estate) si può rimuovere la covata asportando interamente i favi facendo però molta attenzione a non rimuovere la regina. Se il periodo stagionale non è quello propizio (ad esempio in autunno-inverno) la covata può essere rimossa sforchettando e/o tagliando la parte di favo in cui essa è presente. Una volta asportata la covata la si può bruciare, oppure, qualora avessimo asportato l'intero telaino, essa potrà venir utilizzata per la formazione di nuovi nuclei sempre se il periodo stagionale lo consente. In questo ultimo caso i favi asportati dovranno poi essere trattati con farmaci in grado di sviluppare la loro azione acaricida anche all'interno del favo opercolato, come per esempio l'acido formico che è meglio associare anche a un gocciolato di acido ossalico al fine di abbattere contemporaneamente sia la varroa in fase riproduttiva sia quella in fase foretica. 

Come già detto in precedenza se si rimuove la covata utilizzando un coltello e/o una forchetta è importante disinfettarlo con la fiamma ogni volta che si passa da un alveare all'altro alveare, questo al fine di ridurre il rischio di trasmettere possibili infezioni dovute alla eventuale presenza di patogeni. Se l’asportazione della covata viene effettuata nel periodo autunnale mediante la pratica dello "sforchettamento", vi potrebbe essere il rischio di provocare la comparsa di covata calcificata la cui insorgenza è, con buona probabilità, da imputare all’aumento dell’umidità presente nel nido conseguente alla rottura delle forme larvali e/o alla riduzione numerica delle api adulte che sono molto importanti per il ricambio d'aria (attraverso la ventilazione col battito d'ali) e per il mantenimento di una corretta omeostasi termica all'interno nel nido. Concludo ricordando che sia lo sforchettamento sia l'asportazione della covata fatta con l'utilizzo del coltello sono pratiche che possono essere eseguite solo e unicamente qualora vi sia la presenza sul favo di una sola piccola area contenente la covata stessa e ciò al fine di non provocare una devastante alterazione della conformazione del nido.

venerdì 13 dicembre 2024

APIARIO E DISTANZE DI SICUREZZA

 

Una fra le considerazioni principali da osservare quando si colloca un alveare è quella di scegliere un luogo in cui non vi siano passaggi di persone per evitare che esse interferiscano con le traiettorie di volo delle api.

Vi sono poi delle regole previste per legge che vanno assolutamente rispettate come quella che prevede che gli alveari debbano essere collocati almeno a 5 metri dai confini con altre proprietà (sia che siano abitazioni, campi e/o altro ancora). Ciò viene a decadere qualora fra la nostra proprietà e quella del vicino confinante vi sia l'interposizione di una siepe, di un muro o di una recinzione piena con altezza pari e/o superiore ai due metri o, allo stesso modo, se fra il terreno sul quale sono collocati i nostri alveari e quello del confine con il vicinato vi sia un dislivello pari ad almeno 2 metri altezza.

Queste regole valgono ovviamente anche nel caso in cui si pratichi l’apicoltura urbana. Un alveare quindi potrà essere collocato su di un terrazzo e/o su un balcone (purché esso non sia in continuità con altri), sul tetto di un edificio se le finestre degli appartamenti sottostanti sono al di sotto di una distanza almeno pari a due metri.

Inoltre, la legge prevede anche che non vi debbano essere zuccherifici e/o industrie dolciarie a meno di un km di distanza dagli alveari.

Tutto ciò per rispettare le normative di legge, ma il buon senso ci dice che a volte le distanze minime possono non essere sufficienti a garantire una adeguata distanza di sicurezza per cui è sempre necessario valutare le attività svolte dai nostri vocini negli spazi circostanti per evitare che le persone siano esposte al rischio di venire a contatto anche in maniera del tutto accidentale  con le nostre api mentre compiono i loro voli di andirivieni fra fiori e alveare.

Sempre il nostro buon senso dovrà tutelarci dalle possibili controversie che possano insorgere a seguito della presenza di alveari dislocati in prossimità di spazi abitati da altre persone, tali controversie potrebbero essere sostanzialmente di tre tipi:

1) legate alle deiezioni delle api che vanno a imbrattare facciate, arredi e panni stesi

2) bottinatrici che, nei mesi estivi, invadono le eventuali piscine delle proprietà viciniori per andare a fare rifornimento di acqua  da dispensare alle operaie all'interno del proprio alveare. Per ovviare a questo antipatico inconveniente è bene prevedere il collocamento di abbeveratoi direttamente in prossimità dei nostri alveari-

3) la formazione di sciami che vanno a formare il glomere sulle piante, sui muri e/o sui tetti del vicinato. In questo caso una buona e corretta prevenzione della sciamatura fatta con le appropriate tecniche ci potrà mettere al riparo da eventuali controversie con i nostri vicini.

Una buona polizza assicurativa potrà eventualmente tutelarci da eventuali richieste di risarcimento!

BARZIO - CORSO BASE DI APICOLTURA

 Sabato 15 marzo 2025 presso la sede di UNITER Valsassina a Barzio prenderà il via il corso base di apicoltura. Chi fosse interessato a part...