La
mortalità delle famiglie d’api, nel periodo invernale, è, non lo si può negare,
un fenomeno che riguarda noi apicoltori da molto vicino e che ormai da diverso
tempo è, altresì, fonte di una delle nostre più grandi preoccupazioni.
Statisticamente si calcola che ogni inverno soccomba un numero di colonie pari
circa al 20/30% di quelle che gestiamo, e questo è un numero decisamente
preoccupante che, oltre ad arrecare un danno economico riguardevole, mette a
rischio sia la produzione apistica sia l’equilibrio della biodiversità.
Questo
alto tasso di mortalità invernale delle nostre colonie è spesso dovuto a una
combinazione di fattori concomitanti quali quello sanitario, nutrizionale,
climatico e ambientale. Tuttavia, a mio modesto parere, attuando delle misure
di prevenzione, capaci di rinforzare la resilienza delle colonie, tale rischio
elevato di mortalità potrebbe ridursi in maniera abbastanza significativa.
Una misura preventiva assolutamente importare, da attuare durante tutto l’arco della stagione, è rappresentata dal controllo del tasso di infestazione da varroa, poiché questo parassita rimane indubbiamente una delle principali cause a cui è legata la mortalità delle famiglie d’api. Una sua abbondante presenza rende più fragili le operaie favorendo, inoltre, all’interno del nido la trasmissione di diverse patologie di origine virale e funginea. Un sistematico controllo del livello di acariosi, svolto durante tutto l’arco della stagione, fatto mediante la conta della caduta di varroe sul piatto del fondo dell’alveare e/o attraverso l’utilizzo di “Varroa Easy Check”, ci consente di aggiustare la strategia, i tempi e le modalità dei trattamenti permettendoci di contenere la parassitosi sempre a livelli che siano al di sotto della soglia di rischio cosa, questa, che favorisce la nascita di api invernali sane, robuste, più longeve, ben nutrite, libere da varroa e virosi associate, con maggiori scorte proteiche, lipidiche e di vitellogenina all’interno del proprio corpo grasso così che esse possano con facilità formare e mantenere il glomere invernale garantendo quella perfetta omeostasi termica che consente alla colonia di poter giungere senza problemi alla successiva primavera.
Un
altro fattore che gioca un ruolo fondamentale nel mantenere in piena forma le
nostre famiglie, in modo tale che possano godere di un invernamento ottimale, è
rappresentato da una corretta nutrizione sia essa di supporto che, a maggior
ragione, di soccorso. Se è vero che fino a non molti anni fa parlare di
nutrizione delle api rappresentava una “ripugnante” eresia, la pratica apistica
dei nostri giorni non può prescindere da questa tecnica gestionale
dell’alveare. Pensare che avere arnie
piene di scorte voglia anche significare avere api in salute è un grossolano
errore, infatti, non è così! Paradossalmente, purtroppo, la quantità
non equivale alla qualità e ciò fa sì che avere un’abbondanza di scorte
alimentari di scarsa qualità nutraceutica comporti l’insorgenza di un deficit
nutrizionale responsabile, a sua volta, di un pericoloso effetto domino che può
compromettere la salute dell'intera colonia.
Stiamo attraversando un periodo in cui le nostre infaticabili operaie alate sono costrette ad affrontare sfide sempre più complesse rappresentate da stress ecosistemico e nutrizionale, da infestazioni parassitarie, da infezioni virali e funginee e da esposizione a numerosi inquinanti ambientali (pesticidi, erbicidi, insetticidi, fungicidi e molto altro ancora). A questo “nefasto” contesto, come se non bastasse, vi è da aggiungere l’importanza che riveste il cambiamento climatico nel rompere l’equilibrio tra api e risorse floreali, riducendo sia la quantità sia la qualità del cibo disponibile e aumentando al contempo le richieste energetiche della colonia.
Ridotte
fonti di pascolo, spesso presenti per
periodi più limitati nell’arco della stagione, contribuiscono a determinare l’insorgenza
di uno stato carenziale proteico ed energetico capace di compromettere la
salute e la produttività di intere colonie.
A
tutto ciò vanno poi aggiunti i danni che creano alla biodiversità ambientale le
grandi distese agricole che sottraggono alla natura territori ricchi di
diversità biologica trasformandoli in sconfinate estensioni di monocolture che
impoveriscono la varietà ecosistemica dell’habitat e riducono la possibilità di
avere a disposizione polline diversificato condizione, questa, che influisce
direttamente sulla longevità delle api e sulla capacità, da parte delle stesse,
di poter produrre una gelatina reale di gran qualità. Infatti, il polline è una
ricca fonte di aminoacidi essenziali, presenti in concentrazioni numericamente
e qualitativamente differenti nelle diverse specie polliniche, tutti, in egual
misura, indispensabili all’organismo dell’ape per la sintesi di proteine ad
azione antimicrobica. Una ridotta varietà pollinica a disposizione delle nostre
api si traduce, quindi, con un impoverimento dell’espressione dei geni del
sistema immunitario, una riduzione della capacità di produrre enzimi
antiossidanti, una disbiosi intestinale
e un conseguente indebolimento del sistema immunitario sia a carico
dell’immunità individuale capace di difendere il singolo individuo grazie alla
presenza di barriere fisiche performanti, di una buona risposta antimicrobica
esercitata dagli emociti, di una buona risposta umorale che garantisce la
produzione di sostanze antimicrobiche e alla presenza di sistemi enzimatici ad
azione detossificante; sia attraverso l’immunità sociale (comportamento
igienico, grooming, importazione di propoli, termoregolazione) .
Fatte
queste considerazioni risulta più semplice comprendere come in un tale
contesto la nutrizione rappresenti un valore fondamentale sul quale si
regge la salute dell'intera famiglia divenendo così, nell’apicoltura
moderna, non solo un aiuto occasionale ma un vero e proprio strumento di
gestione sanitaria e produttiva che permette di compensare la perdita di
biodiversità, rafforzare la salute delle api, prevenire le malattie e mantenere
la produttività delle colonie in un ambiente sempre più povero di risorse
naturali.
Un’ultima
pratica, secondo il mio “umile” parere, che assume una fondamentale importanza
nel ridurre la mortalità invernale delle nostre famiglie è rappresentata dal
mettere a loro disposizione un arnia a basso “consumo energetico” della quale
vi ho già parlato in un mio precedente articolo. Questo nuovo modello
“concettuale” di alveare è uno strumento che aiuta le api a sopravvivere meglio
durante l’inverno, poiché impedendo la dispersione di calore facilita la conservazione,
all’interno del nido, del caldo prodotto dal glomere contribuendo altresì a mantenere
stabile l’omeostasi termica e igroscopica nell’ambiente. Tutto ciò si traduce con un minor dispendio
energetico da parte delle api, cosa che a sua volta comporta una sensibile
riduzione del consumo delle scorte, una diminuzione dei processi ossidativi e
un conseguente aumento della longevità delle api stesse.
Per
concludere potremmo dire che il saper mettere in atto un insieme ponderato di
pratiche e di tecniche apistiche è alla base di quel saggio “cocktail” che, se
assaporato e gustato con sobria eleganza, ci permette di raggiungere quel senso
di anelata euforia capace di tradursi in una sana intensa e momentanea reazione
di profonda gioia e di grande entusiasmo che ci pervade ogni qualvolta che
all’inizio della nuova primavera vediamo le nostre famiglie risvegliarsi dal
torpore invernale e correrci incontro baldanzose ringraziandoci per quel nostro
piccolo gesto d’amore che ha permesso loro di svernare in una dolce e tiepida
armonia.
Ricordo che vi è ancora la possibilità di potersi iscrivere al corso base di apicoltura dell'UNITRE di MEDA che si terrà nei giorni 13/20/27 febbraio e 6 marzo presso la sede dell'UniTre in Via Cialdini 138 a Meda dalle ore 15,00 alle ore 17,00. Per iscrizione contattare segreteria@unitremeda.it
e al corso base di apicoltura che si terrà presso la Biblioteca Comunale di Costa Masnaga (LC) nei giorni 7/14/21/28 di febbraio dalle ore 09,30 alle ore 12,00. La partecipazione al corso è gratuita. Per iscrizioni contattare: biblioteca@comune.costamasnaga.lc.it





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