sabato 10 gennaio 2026

APICOLTURA URBANA

 

In questo articolo vorrei parlarvi dell’apicoltura urbana, una pratica che offre una grande opportunità per le gente di “città”, ossia, quella di approcciarsi in modo positivo all’ambiente in cui vive. Allo stesso tempo questa pratica si rivela essere un prezioso strumento educativo, un utile mezzo per valorizzare la biodiversità urbana e un valido impulso capace di stimolare una mobilizzazione collettiva verso la creazione di un habitat migliore e più salubre.

Perché tutto ciò si verifichi è necessario, però, che venga promossa una visione esemplare di quel che rappresenta l’apicoltura urbana, ovvero una visione che sottolinei come tale attività debba essere svolta in maniera rispettosa del contesto ecologico cittadino e che, allo stesso tempo, venga attuata in modo socialmente responsabile.

Quale indiscusso simbolo di una invidiabile capacità di cooperazione, e sicuramente nelle vesti di ambasciatrice del mondo degli insetti, l’ape, per queste sue peculiari caratteristiche, da migliaia di anni suscita l’interesse e la curiosità dell’uomo nei suoi confronti. Ai nostri giorni essa richiama l’attenzione sia dei più piccoli che dei grandi promuovendo riunioni e discussioni su quelle che sono le problematiche ambientali e alimentari del nostro tempo. A tutto questo va sicuramente aggiunto il fatto che la presenza delle api nel contesto urbano è capace di stimolare l’interesse degli abitanti verso la comprensione e lo studio della biologia degli insetti impollinatori e la loro importanza nella conservazione della biodiversità e dell’ecosistema urbano. Sulla base di queste considerazioni si comprende come l’obiettivo dell’apicoltura urbana non sia quello di salvare le api da un declino mondiale installando alveari nelle città e nemmeno quello di corrispondere a una crescente richiesta, da parte dei consumatori, di mieli di città ma, come si intuisce, lo scopo di questa pratica, seguendo un principio più nobile, va ben oltre a queste aspettative.

Per incentivare tale attività e fare in modo che essa possa raggiungere il maggior numero possibile di persone sarebbe fondamentale che le amministrazioni comunali manifestassero la volontà di creare spazi, nei parchi pubblici, da dedicare alla installazione di apiari dimostrativi ed educativi, strutture capaci di raggiungere una gran parte della popolazione che potrebbe così, verificando con mano l’importanza della biodiversità, approcciarsi in maniera “alternativa” a un nuovo modo di entrare in contatto con la natura.

A tutti questi aspetti positivi, per contro, non va dimenticato il fatto che l’introduzione di nuove specie nel già fragile ecosistema urbano rappresenta comunque un intervento da compiere con le dovute cautele nel rispetto degli insetti pollinizzatori “indigeni” che rivestono un ruolo cruciale all’interno dell’ecosistema cittadino e che, purtroppo, sono anch’essi  assoggettati a un declino assai importante quanto quello delle nostre api. È per questo motivo che l’introduzione di famiglie d’api nella città non può non prescindere dalla valutazione della più o meno buona capacità dell’habitat comunale di poter garantire un adeguato pascolo a un numero crescente di colonie di api domestiche e allo stesso tempo anche alle popolazioni di insetti pronubi locali. Non va nemmeno scordata la possibilità che esista un rischio di trasmissione di nuovi agenti patogeni dalle popolazioni di api domestiche introdotte in città agli impollinatori “urbani” e viceversa. Per far fronte a queste problematiche sarebbe importante introdurre uno sviluppo progressivo, ragionato e responsabile dell’apicoltura in un ambiente urbano monitorando l’impatto sulle capacità di supporto e sulle dinamiche competitive che si vengono a creare fra api e insetti impollinatori cittadini e promuovendo un miglioramento dell’habitat civico attraverso l’introduzione di nuovi spazi verdi e di nuova vegetazione con importante valenza nettarifera.

Fatte queste considerazioni è altrettanto importante ricordare che l’apicoltura è una disciplina complessa che non va sottovalutata e nemmeno presa alla leggera e che per tale motivo necessita di un investimento sia in tempo, in energie e in risorse finanziarie da parte

delle future apicoltrici e futuri apicoltori. È questo il motivo per cui ritengo che prima di intraprendere tale attività le persone debbano aver ricevuto un’adeguata formazione e maturato, a fianco di un apicoltore più esperto, una sufficiente esperienza. Una condotta irresponsabile nella pratica apistica può, infatti, portare a differenti situazioni indesiderate come, per esempio, l’indebolimento delle colonie gestite fin anche alla loro perdita, l’insorgenza di sciamature e/o lo scatenarsi di saccheggi; al contrario una gestione responsabile dei propri alveari oltre che aprire la strada verso il benessere delle famiglie allevate è anche la base per una coabitazione in armonia con il vicinato e i cittadini che frequentano la zona dell’apiario.

Una buona formazione permette anche ai “novelli” apicoltori urbani di riuscire a mantenere una rigorosa gestione sanitaria dei propri alveari impedendo il diffondersi di eventuali patologie consentendo loro, inoltre, di assicurare un habitat ideale alle proprie api seminando e piantumando lo spazio di pertinenza dell’apiario con arbusti e piante che possiedano fioriture ad alta capacità mellifera.

Per un buon rapporto con gli abitanti l’apicoltore urbano dovrà, poi, saper governare con assoluta precisione la sciamatura nei propri alveari, adottare dispositivi di salvaguardia per garantire la sicurezza dei cittadini e comunicare con i vicini per sensibilizzarli e rassicurarli.

Concludendo possiamo affermare che l’apicoltura urbana va intesa come uno strumento di educazione e sensibilizzazione piuttosto che come mezzo di marketing “verde”, per questo penso sia corretto incoraggiare le persone che si dedicano a tale attività ad avere un grande senso di condivisione garantendo la massima trasparenza possibile nella conduzione della loro pratica apistica cittadina.


Ricordo la possibilità di potersi iscrivere al corso base di apicoltura che si terrà il prossimo febbraio presso l'UNITRE di Meda e/o presso la Biblioteca Comunale di Costa Masnaga. Ultimi posti disponibili.







 

 

 

 

 

 



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