In
questo articolo vorrei parlarvi dell’apicoltura urbana, una pratica che offre
una grande opportunità per le gente di “città”, ossia, quella di approcciarsi
in modo positivo all’ambiente in cui vive. Allo stesso tempo questa pratica si
rivela essere un prezioso strumento educativo, un utile mezzo per valorizzare
la biodiversità urbana e un valido impulso capace di stimolare una
mobilizzazione collettiva verso la creazione di un habitat migliore e più
salubre.
Perché
tutto ciò si verifichi è necessario, però, che venga promossa una visione
esemplare di quel che rappresenta l’apicoltura urbana, ovvero una visione che
sottolinei come tale attività debba essere svolta in maniera rispettosa del
contesto ecologico cittadino e che, allo stesso tempo, venga attuata in modo
socialmente responsabile.
Quale
indiscusso simbolo di una invidiabile capacità di cooperazione, e sicuramente
nelle vesti di ambasciatrice del mondo degli insetti, l’ape, per queste sue
peculiari caratteristiche, da migliaia di anni suscita l’interesse e la
curiosità dell’uomo nei suoi confronti. Ai nostri giorni essa richiama
l’attenzione sia dei più piccoli che dei grandi promuovendo riunioni e
discussioni su quelle che sono le problematiche ambientali e alimentari del
nostro tempo. A tutto questo va sicuramente aggiunto il fatto che la presenza
delle api nel contesto urbano è capace di stimolare l’interesse degli abitanti
verso la comprensione e lo studio della biologia degli insetti impollinatori e
la loro importanza nella conservazione della biodiversità e dell’ecosistema
urbano. Sulla base di queste considerazioni si comprende come l’obiettivo
dell’apicoltura urbana non sia quello di salvare le api da un declino mondiale
installando alveari nelle città e nemmeno quello di corrispondere a una
crescente richiesta, da parte dei consumatori, di mieli di città ma, come si
intuisce, lo scopo di questa pratica, seguendo un principio più nobile, va ben
oltre a queste aspettative.
Per
incentivare tale attività e fare in modo che essa possa raggiungere il maggior
numero possibile di persone sarebbe fondamentale che le amministrazioni comunali
manifestassero la volontà di creare spazi, nei parchi pubblici, da dedicare
alla installazione di apiari dimostrativi ed educativi, strutture capaci di
raggiungere una gran parte della popolazione che potrebbe così, verificando con
mano l’importanza della biodiversità, approcciarsi in maniera “alternativa” a
un nuovo modo di entrare in contatto con la natura.
A tutti questi aspetti positivi, per contro, non va dimenticato il fatto che l’introduzione di nuove specie nel già fragile ecosistema urbano rappresenta comunque un intervento da compiere con le dovute cautele nel rispetto degli insetti pollinizzatori “indigeni” che rivestono un ruolo cruciale all’interno dell’ecosistema cittadino e che, purtroppo, sono anch’essi assoggettati a un declino assai importante quanto quello delle nostre api. È per questo motivo che l’introduzione di famiglie d’api nella città non può non prescindere dalla valutazione della più o meno buona capacità dell’habitat comunale di poter garantire un adeguato pascolo a un numero crescente di colonie di api domestiche e allo stesso tempo anche alle popolazioni di insetti pronubi locali. Non va nemmeno scordata la possibilità che esista un rischio di trasmissione di nuovi agenti patogeni dalle popolazioni di api domestiche introdotte in città agli impollinatori “urbani” e viceversa. Per far fronte a queste problematiche sarebbe importante introdurre uno sviluppo progressivo, ragionato e responsabile dell’apicoltura in un ambiente urbano monitorando l’impatto sulle capacità di supporto e sulle dinamiche competitive che si vengono a creare fra api e insetti impollinatori cittadini e promuovendo un miglioramento dell’habitat civico attraverso l’introduzione di nuovi spazi verdi e di nuova vegetazione con importante valenza nettarifera.
Fatte
queste considerazioni è altrettanto importante ricordare che l’apicoltura è una
disciplina complessa che non va sottovalutata e nemmeno presa alla leggera e
che per tale motivo necessita di un investimento sia in tempo, in energie e in
risorse finanziarie da parte
delle
future apicoltrici e futuri apicoltori. È questo il motivo per cui ritengo che
prima di intraprendere tale attività le persone debbano aver ricevuto
un’adeguata formazione e maturato, a fianco di un apicoltore più esperto, una
sufficiente esperienza. Una condotta irresponsabile nella pratica apistica può,
infatti, portare a differenti situazioni indesiderate come, per esempio,
l’indebolimento delle colonie gestite fin anche alla loro perdita, l’insorgenza
di sciamature e/o lo scatenarsi di saccheggi; al contrario una gestione
responsabile dei propri alveari oltre che aprire la strada verso il benessere
delle famiglie allevate è anche la base per una coabitazione in armonia con il
vicinato e i cittadini che frequentano la zona dell’apiario.
Una
buona formazione permette anche ai “novelli” apicoltori urbani di riuscire a
mantenere una rigorosa gestione sanitaria dei propri alveari impedendo il
diffondersi di eventuali patologie consentendo loro, inoltre, di assicurare un
habitat ideale alle proprie api seminando e piantumando lo spazio di pertinenza
dell’apiario con arbusti e piante che possiedano fioriture ad alta capacità
mellifera.
Per un
buon rapporto con gli abitanti l’apicoltore urbano dovrà, poi, saper governare
con assoluta precisione la sciamatura nei propri alveari, adottare dispositivi
di salvaguardia per garantire la sicurezza dei cittadini e comunicare con i
vicini per sensibilizzarli e rassicurarli.
Concludendo
possiamo affermare che l’apicoltura urbana va intesa come uno strumento di
educazione e sensibilizzazione piuttosto che come mezzo di marketing “verde”,
per questo penso sia corretto incoraggiare le persone che si dedicano a tale
attività ad avere un grande senso di condivisione garantendo la massima
trasparenza possibile nella conduzione della loro pratica apistica cittadina.
Ricordo la possibilità di potersi iscrivere al corso base di apicoltura che si terrà il prossimo febbraio presso l'UNITRE di Meda e/o presso la Biblioteca Comunale di Costa Masnaga. Ultimi posti disponibili.




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